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Microrganismi e cosmetici

Tossicologia e Microbiologia Cosmetica



Si parla sempre delle funzionalità cosmetiche, dell'aspetto positivo e benefico riguardo le finalità, ma poco si parla di igiene e di sicurezza se non a livello preservante nel limite della nostra conoscenza, ma sarebbe bene anche affrontare questo argomento non di poco conto.

Considerando che un cosmetico viene utilizzato anche dai primi anni di vita e tutti ne veniamo a contatto quotidianamente, la necessità che sia sicuro e non danneggi la salute è un aspetto fondamentale, dopo vari studi la stessa Commissione Europea ha bandito una serie di sostanze chimiche nocive o ammesse solo a determinate concentrazioni in quanto potenzialmente tossiche.
Le informazioni richieste dalla Direttiva Europea riguardo la sicurezza comprende :

- tossicità acuta
- irritazione cutanea
- sensibilizzazione cutanea
- assorbimento cutaneo
- tossicità a dosi ripetute
- cancerogeneità
- fototossicità
e altri aspetti di questo genere

Un prodotto cosmetico è legato ad una serie di caratteristiche di chi lo utilizza, soggettive come la percezione sensoriale e oggettive come cambiamento di colore, odore, perdita di viscosità. L'applicazione di un prodotto contaminato può costituire un rischio indotto da microrganismi in proporzione alla loro capacità infettante, ma va anche detto che gli studi fatti hanno rilevato rari effetti avversi in proporzione al consumo che si fa dell'uso cosmetico, in alcuni casi specifici riguardo un cosmetico contaminato, non sempre sono rilevabili gli effetti indesiderati in quanto la nostra microflora endogena adattata alle condizioni ambientali è capace di contrastare i microrganismi del prodotto contaminato e non solo, dipende dal numero di microrganismi ma dalle condizioni organiche del soggetto ricevente
Le zone cutanee più a rischio dove un prodotto contaminato può danneggiare è l'applicazione di questo, nella zona perioculare o la mucosa, su pelle danneggiata e ovviamente sui bambini, ma non ci sono dati sufficienti per escludere che gli effetti avversi siano causati da tossine presenti nel cosmetico anche in assenza di microrganismi vitali.
Questi sono i principali motivi per cui un cosmetico deve avere certe caratteristiche che ne determinano la stabilità nel tempo e limitare lo sviluppo dei microrganismi degradativi, principi basati sulla prevenzione come sistemi conservanti in tutte le fasi di realizzazione



MICRORGANISMI

I microrganismi sono entità di dimensioni microscopiche come batteri, miceti e virus. I batteri sono caratterizzati da una struttura semplice con un nucleo racchiuso in una membrana, si possono rilevare differenze morfologiche dovute agli stimoli ambientali (temperatura, pH, ossigeno ecc)

I miceti sono suddivisi in lieviti e muffe, hanno dimensioni maggiori, alcuni non possiedono una capsula e la parete cellulare è composta da polisaccaridi, proteine e lipidi, con una struttura più complessa rispetto ai batteri, si adattano più facilmente nelle situazioni ambientali estreme come basse temperature, scarsa disponibilità di acqua, pH estremi. La loro proliferazione avviene mediante spore e possono crescere per polveri, aria, animali

I lieviti a differenza delle muffe crescono velocemente, compaiono trasformazioni chimiche in proporzione al rapporto di superficie peso/volume, si riproducono per gemmazione.
Alcuni batteri raddoppiano velocemente a certe temperature (32/37°)nel giro di 30 minuti massimo, altri più lentamente tra i 90 e 180 minuti, i lieviti sono più lenti a generarsi rispetto alle muffe.

I microrganismi crescono in base ad alcune caratteristiche che hanno tutti gli organismi viventi in base alle temperature, pH, attività dell'acqua; nei cosmetici il pH ottimale di crescita è tra 5/8, Hanno una forte capacità di adattamento alla sopravvivenza anche alle variabilità ambientali, usando una strategia cioè attivandosi e disattivandosi in funzione delle necessità, sono cellule viventi che non possono vivere senz'acqua ma solo la parte libera dai legami è cibo buono, in quanto una parte è impegnata dai costituenti idrofili (sali, zuccheri e proteine)

L'acidità per esempio limita o impedisce lo sviluppo dei microrganismi fino ad un pH 4/5, ma esistono anche microrganismi tolleranti a pH acidi come i lattobacilli che sopportano anche pH 3,8, ma anche alcuni lieviti e muffe sono acido-tolleranti anche a valori di pH 1,5 (saccaromiceti, aspergilli, penicilli), alcuni batteri non temono le basse temperature, altri non temono le alte temperature
Tutti sono microrganismi che possono causare alterazioni anche sostanziali per la loro proliferazione.

(I batteri possiedono due pareti attraverso di queste alcune molecole possono entrare e uscire dalla cellula rispetto ad altre, da qui prendono il nome di Gram+ e Gram - (dal ricercatore svedese di nome Gram)  . Non essendo distinguibili al microscopio, viene usato un colorante che rende alcuni batteri visibili, per individuare la loro struttura principale. Tra i batteri patogeni (cioè capaci di provocare infezioni) le specie Gram - in generale sono più nocive di quelle Gram +. Inoltre, i batteri Gram - in genere risultano più resistenti agli antibiotici rispetto alle specie Gram + poichè la loro membrana esterna impedisce l'ingresso nella cellula di sostanze estranee, ma possono  entrambi provocare infezioni, l'utilità sta nel fatto che una volta stabilito che si tratti di gram positivo o negativo si restringe il campo per l'individuazione del tipo di batterio)

SISTEMA CONSERVANTE

La maggior parte dei cosmetici con fase acquosa è soggetta alla crescita dei microrganismi.
E' pertanto importante durante la fase formulativa valutare le interazioni chimico-fisiche e le incompatibilità tra gli ingredienti che possono incidere sulla stabilità, per cui è bene studiare attentamente la concentrazione dei conservanti e le sue caratteristiche chimico-fisiche che rendano il prodotto invulnerabile da attacchi microbici e una formulazione che tenga conto della disponibilità dell'acqua libera, del pH, e temperature ottimali, questi sono punti fondamentali in quanto anche i conservanti vanno usati con moderazione, nelle giuste proporzioni qualitative/quantitative, le loro caratteristiche antimicrobiche possono avere anche effetti nocivi sulle cellule umane
La funzione del conservante è quella di esplicare l'attività antimicrobica specialmente per quei microrganismi che possono contaminare il prodotto durante l'uso o presenti in alcune materie prime e nelle aree non sterili, quindi sia un sottosaggio che un sovradosaggio è ugualmente pericoloso, il primo perchè può favorire l'insorgenza dei microrganismi, il secondo può causare effetti indesiderati al consumatore del cosmetico.

Le caratteristiche di un conservante

-largo spettro di azione ed efficace a basse concentrazioni
-stabile alle temperature e pH
-solubile in acqua e /o in olio (che impedisce la proliferazione dei microrganismi in quella fase)
-compatibile con gli ingredienti
-privo di odore e colore e non indurre colore e odore al prodotto
-facile e sicuro da usare (possibilmente liquido)

Non esiste un conservante che abbia sempre tutte queste caratteristiche per questo sarebbe meglio usare una miscela selezionata con criterio.
In genere non sono sufficienti le schede che riportano documentazioni tecniche, ma solo attraverso sperimentazioni ed elaborazioni costituite da esperienze personali e dai risultati ottenuti.
Anche in questo caso il pH è un parametro importante, in grado di modificare l'attività antimicrobica di molti conservanti
All'interno di un'emulsione i microrganismi si dispongono nella fase acquosa e nell'interfaccia tra le due fasi; anche i contenitori possono essere una soluzione contro le contaminazioni ma possono essere anche caratterizzati da materiali non idonei come alcune plastiche che fanno trasudare un conservante o evaporare sostanze volatili se non hanno una chiusura ermetica


Quindi sono molti gli aspetti che devono essere valutati per evitare una delle conseguenze più negative in un prodotto cosmetico!

Crema filmante

Crema filmante

Ogni tanto mi piace provare degli emulsionanti nuovi, in particolare per le A/O
Emulminut è un emulsionante AO di Aroma Zone, avevo già provato a fare questa crema/pasta ma la concentrazione dei grassi compresa la lanolina era troppo alta ed è venuta un mattone  se avesse avuto degli attivi pure pure poteva avere un suo perchè magari per uso topico, però il mio obiettivo principale era una crema post tatuaggio e quindi sicuramente filmante e protettiva, anche leggermente idratante, quindi attivi particolari per questa finalità non sono necessari. Ho cercato di riprodurre il Bepanthenol che è un concentrato di paraffina, viene utilizzato per irritazioni da pannolino e dermatiti, come dopo sole e lenitivo, ma l'INCI è inguardabile per cui per evitare di usare proprio una schifezza ho cercato qualcosa di più naturale con ingredienti adatti allo scopo. Il Bepanthenol viene in genere utilizzato dai tatuatori e quindi mi sembrava un buon motivo per riprodurlo

Crema filmante e protettiva
uso topico e post tatuaggio

A
lanolina 10
vaselina naturale 2*
cera carnauba 2
Caprylic/Capric Triglyceride 4
Emulminut 8
squalano 2
tocoferile acetato 1

B
Acqua a 100
pantenolo 1
conservante 0,6



* la vaselina naturale è home made, la trovate QUI
Volendo si può fare qualche sostituzione ma tenete presente la finalità della crema, se non vi serve per i tatuaggi ma come lenitivo o antirossore si possono aggiungere degli attivi, l'importante è mantenere un equilibrio tra grassi ed emulsionante in quanto le A/O seguono alcune regole precise

Emulminut: INCI: Poligliceril-3-diisostearate, poligliceril-3-poliricinoleato
Gli acidi grassi derivati da olio di ricino e di palma esterificati con glicerolo
Permette la formazione e il mantenimento di una emulsione (miscela cremosa o lattescente di una fase acquosa ed una fase oleosa) nel tempo.
100% vegetale (ricino, palma)
Colore liquido viscoso traslucido giallo chiaro, confezionato in un vasetto
Autoemulsionante acqua in olio, non ionico, non etossilati

Bepanthenol



Anti-invecchiamento

Anti-invecchiamento cutaneo




Prodotti funzionali

Questo è un argomento che riguarda tutti noi, specialmente quando l'età avanza il nostro obiettivo principale è quello di combattere i segni del tempo, la pelle perde freschezza e tonicità, il corpo perde energia. Come si manifesta l'invecchiamento della pelle? In primo luogo con la secchezza cutanea, microrughe, perdita di elasticità, impoverimento delle difese antiossidanti, carenza di vitamine e minerali, tutti questi fenomeni sono processi peggiorativi perchè più suscettibili ad una serie di fattori legati all'ambiente, all'esposizione solare, all'inquinamento, al fumo. Il metabolismo cellulare è intaccato dal decadimento dei mitocondri che sono complessi organi cellulari, gli ossidanti danneggiano le molecole importanti come il DNA, proteine, lipidi di membrana e i mitocondri non rispondono più alle richieste di energia per i processi metabolici che è il loro ruolo principale e questo sembra sia una delle cause dell'invecchiamento. Anche il tipo di alimentazione ha un ruolo importante in quanto l'attività metabolica dei mitocondri dipende anche dall'apporto dietetico che consente di rifornire l'organismo di antiossidanti, vitamine e minerali (frutta, verdure, legumi) che ritardano il processo degenerativo
Ostacolare la formazione delle rughe dal punto di vista cosmetico, significa creare un complesso insieme di effetti sinergici che hanno come finalità funzionale quella di proteggere dai radicali liberi

Quindi un trattamento antiage completo, è la combinazione di più prodotti e non di un prodotto unico con tutte queste funzionalità

Antiossidanti e antiradicali

Fra le forme più diffuse troviamo i polifenoli in particolare i flavonoidi, in campo cosmetico ne esistono una vasta gamma per citarne alcuni:

antiradicalirutina
quercina
resveratrolo
acido caffeico e ferulico

tra gli impieghi formulativi si possono utilizzare mediante estratti vegetali tra cui si preferiscono estratti secchi, glicolici, glicerici, liposolubili



Ci sono poi gli isoflavoni che sono una classe di polifenoli molto rappresentativi in natura alcuni :

soia
trifoglio rosso
liquirizia


Nella tabella che segue alcuni derivati vegetali dei flavonoidi principali


Camelia sinensis
Catechine
Olea europaea
Oleuropeina
Ginkgo biloba
Quercina, biflavoni
Helichrysum italicum
Isosalipurposide, narigenina
Passiflora incarnata
C-glicosil flavonoidi
Silybum marianum
Silimarina, quercina, taxifolina...
Spirea ulmaria
quercina, canferolo, spireoside
Theobroma cacao
quercina, procianidine...
Vitis vinifera
resveratrolo, catechina, quercina, canferolo


Tra i sistemi enzimatici c'è la SOD (Superossidodismutasi) che è un enzima dalla struttura proteica diffusa, che svolge un ruolo importante come antiossidante-antiradicale, protegge il DNA, ha effetto antinfiammatorio e antirritante, a livello cosmetico è vantaggioso il suo uso in forma liposomiale. Tra le sostanze antiradicali liberi, alcune agiscono con un meccanismo non-enzimatico, è un sistema che consente agli antiossidanti di agire in sinergia, in un ingranaggio preciso, tra queste sostanze c'è la Vit. A, C ed E e altre come il coenzima Q10 e l'acido lipoico, quest'ultimo è un tipico esempio dell'ingranaggio di interdipendenza tra antiossidanti, in particolare combinato con le Vit.A ed E che ne migliora la stabilità.


Leviganti/esfolianti

Una categoria sono gli alfa-, beta- e poliidrossiacidi. Dal punto di vista dermatologico i più conosciuti sono gli AHA alfa-idrossiacidi, una tra le molecole più piccole è l'acido glicolico derivato dalla canna da zucchero, si usa in campo dermatologico ad alte concentrazioni per un peeling chimico nei trattamenti antirughe, macchie, cicatrici; in concentrazioni inferiori nei trattamenti cosmetici (sotto il 10%) per il rinnovamento cutaneo.Ma si possono usare anche altre sostanze degli AHA come acido lattico, citrico, malico, tartarico (acidi della frutta).
Mentre tra i beta-idrossiacidi l'unico usato è l'acido salicilico

L'azione degli AHA penetra fino al derma stimolando e aumentando l'attività del collagene e dell'elastina, l'esfoliazione dipende dalla concentrazione e dal pH,
pH 5/6 per effetto idratante
pH 3/4 per l'azione esfoliante

I poliidrossiacidi (PHA) sono analoghi ma meno irritanti rispetto alle concentrazioni elevate e al pH degli AHA, un composto è il gluconolattone che libera la sua forma acida in maniera più lenta quindi più tollerabile a livello cutaneo. Il gluconolattone oltre a migliorare l'azione antiossidante migliora la funzione della barriera
Altro composto è l'acido lattobionico per un effetto esfoliante più delicato, con effetto idratate, antiossidante, riparativo

Altri ingredienti importanti

Le rughe sono le eccessive sollecitazioni della muscolatura del viso, uno dei bloccanti muscolari sono le molecole a struttura peptica che mimano l'azione del botulino diminuendo la stimolazione dei muscoli facciali, ma con un profilo di sicurezza compatibile con l'uso cosmetico
Ci sono i peptidi di sintesi che dimostrano la riduzione della profondità delle rughe, peptidi che inibiscono la contrazione muscolare che agiscono sulla membrana nicotinica dell'acetilcolina
Altri ingredienti che hanno effetto sul derma sono il Retinolo una forma attiva della Vit.A che viene impiegata in forma esterificata (acetato, palmitato) per migliorare la stabilità in quanto sensibile al calore e alla luce. A livello cutaneo regola le secrezioni e stimola la rigenerazione

Panax ginseng, le sue radici sono ricche di antiossidanti e costituenti antinfiammatori da alcuni studi i ginsenosidi sono in grado di aumentare notevolmente l'espressione del gene responsabile della sintesi dell'acido ialuronico

Centella asiatica l'estratto ottenuto dalle parti aeree è in grado di stimolare l'attività dei fibroplasti quindi il collagene nativo

Echinacea angustifolia nelle sue radici sono contenuti derivati dall'acido caffeico che inibiscono l'attività dell'enzima ialuronidasi

Fucosio presente nei polisaccaridi vegetali e batterici, a livello cutaneo stimola la proliferazione cellulare, ha un'azione antiossidante

Acido ursolico diffuso nel mondo vegetale lo troviamo anche nelle foglie del rosmarino le cui proprietà benefiche anche ad uso topico, sono antinfiammatorie, antimicrobiche, antiradicali, stimolanti del microcircolo superficiale (per es nei trattamenti antiforfora e anticaduta)

Ceramidi sono sostanze di natura lipidica situate in varie parti dell'organismo dal cervello, alle unghie, nei capelli, nelle cellule epidermiche, tra i corneociti, agiscono a livello intercellulare come cemento che contribuisce nella funzione barriera cutanea. Mantengono l'idratazione e l'elasticità, contribuendo al rinnovamento dello strato corneo, sono identificate con i numeri 1,2,3,5, secondo la funzione prioritaria ad es la 2 e la 5 hanno il compito di intervenire sull'idratazione e ristrutturazione del corneo
Le ceramidi sono spesso accoppiate con acidi grassi polinsaturi (linoleico, linolenico) che mantengono un equilibrio cellulare, sono fondamentali quando c'è la perdita di elasticità specialmente nei casi di pelle secca dove le rughe sono spesso più accentuate.


Le forme cosmetiche più accreditate e affermate oltre alle classiche emulsioni, sono i sieri in quanto possono contenere una maggiore concentrazione di principi attivi

I radicali liberi




Carbomer

CARBOMER



Carbo-emulsione

In questo blog ho parlato tanto degli ingredienti cosmetici ma come funzionalità in senso generale, ho affrontato il discorso della pratica cosmetica, e di cosa è indispensabile per formulare e crearci un prodotto in casa.
Più che altro ho diretto il discorso verso le sostanze naturali o di origine vegetale ma bisognerebbe ampliare l'argomento , che è vastissimo, anche in direzioni diverse. Questo non significa che voglia indirizzarvi verso l'uso di materie prime sintetiche ma la conoscenza dei principali metodi di emulsione e di formulazione bisogna pur affrontarli, poi ognuno è libero di scegliere e prendere la sua strada.
Quando ho aperto il blog ero molto ma molto più talebana di ora ma rispetto tantissimo la natura, l'ambiente e la nostra pelle, continuo a preferire il cosmetico naturale per la sua purezza e per la sua funzionalità, ciò non toglie che esistono anche metodi "misti" che danno veramente tanta soddisfazione e aprono anche un mondo nuovo.
Quando si ha la passione per la produzione cosmetica non ci si può soffermare a due formulette, insomma, bisogna andare oltre...

Fatta questa premessa, riprendo il discorso dall'inizio e spero che abbiate anche letto gli altri miei post sulla teoria dello spignatto, l'essenziale lo trovate in alto nel menu principale.

MODIFICATORI REOLOGICI

Come sempre cercherò di approfondire questo argomento semplificando

I modificatori reologici sono quelle sostanze che unite ad altre ne modificano il comportamento, servono per gelificare, viscosizzare e contribuiscono alla dispersione e alla stabilità delle emulsioni.
Il meccanismo di azione varia secondo la sostanza impiegata ma una volta dispersa crea una rete strutturale del solvente, prendiamo di esempio alcuni polimeri idrofili come derivati della cellulosa che dispersi in acqua si rigonfiano, l'ingombro delle molecole ne aumenta la viscosità

Gli ingredienti usati come modificatori reologici possono essere naturali (ottenuti da piante e microrganismi), naturali modificati (derivati sintetici dei naturali), sintetici (derivati dal petrolio), inorganici (minerali e derivati modificati);
la loro applicazione può essere suddivisa in:

sistemi idrofili come i gel o le emulsioni O/A;
sistemi lipofili come lipogel, oleoliti e emulsioni A/O;
tensioliti come shampoo e detergenti

Possiamo creare una classificazione divisa in questo modo:

NATURALE: comprende diversi polimeri di natura polisaccaride
es :

ARABICA
ADRAGANTE
SEMI DI GUAR
SEMI DI CARRUBA
ALGINATI
CARRAGENINE
AGAR AGAR
PECTINE
AMIDI
GOMMA XANTANA

NATURALI MODIFICATI
es:

DERIVATI DELLA CELLULOSA
DERIVATI DEL GUAR
OLIO DI RICINO IDROGENATO
DERIVATI DELL'ACIDO ALGINICO


SINTETICI: derivati del petrolio
es:

POLIMERI ACRILICI e DERIVATI
DERIVATI DEGLI ACIDI GRASSI

INORGANICI/MINERALI - come le argille e silice:

ARGILLE IDROFILE
SILICE IDRATA
SILICE PIROGENICA

Le sostanze sono innumerevoli ma si possono definire in questo modo:

DERIVATI ACRILICI (in polvere, lattici e in emulsione inversa)
DERIVATI IDROCARBURI
SILICI AMORFE E SILICATI


Inizierei a parlare dei derivati acrilici.
Sono disponibili in povere, liquidi, comprendono prodotti anionici, non ionici e qualche cationico



Carbomer

Si presentano in polvere fina, bianca e igroscopica, sono agenti viscosizzanti e sospendenti per sistemi acquosi. Se dispersi in acqua anche fredda, si idratano formando sospensioni torbide ma la polvere forma degli agglomerati che fanno difficoltà a disperdersi secondo il tipo di carbomer usato e la sua più o meno elevata disperdibilità, il pH iniziale è 3 ma se viene opportunamente neutralizzato portando il pH oltre il 5 la sua viscosizzazione avviene completamente creando una struttura più limpida e omogenea, ma l'aggiunta di elettroliti causa una caduta di viscosità riportando il carbomer allo stato liquido. Gli elettroliti sono sostanze che disciolte in acqua si dissociano in ioni di carica opposta, essendo costituite da ioni liberi in movimento sono in grado di produrre elettricità, esistono elettroliti forti e deboli, ad esempio i sali e alcuni acidi. Quindi il range ottimale del pH va da 5 a 12 il resto è chimica per cui non mi addentro.

Per quanto riguarda le altre incompatibilità andranno viste strada facendo secondo gli ingredienti usati in formula.






E' proprio su questo modificatore reologico che vorrei soffermarmi.

Sugli emulsionanti e la loro funzione abbiamo parlato, a cosa servono e quali sono i più utilizzati, ho parlato della natura dell'emulsione che può essere
A/O
O/A
e poi parleremo anche delle emulsione multiple che permettono di inserire in un preparato cosmetico sostanze facilmente alterabili e ossidabili, ma lo vedremo dopo aver studiato meglio anche le A/O.


Quando la mia amica Bea ha fatto uno dei suoi esperimenti utilizzando il carbomer non solo come gelificante viscosizzante ma anche come unico emulsionante, ne è nata una lunga e interminabile discussione nel mondo dello spignatto per diffidenza e perplessità, mettendo in discussione il fatto che un'emulsione di questo tipo potesse reggere, invece dopo chiarimenti, approfondimenti, spiegazioni, ci siamo accorti tutti che la carboemulsione era una realtà, non solo, ma le creme emulsionate con solo carbomer danno al prodotto una texture bellissima, setosa, delicata, che assorbe senza scie, senza lasciare untuosità, non frenano e migliorano dal punto di vista sensoriale, insomma solo risultati positivi, questo conferma quanto sia importante sperimentare, specialmente chi ha confidenza con la materia prima e la chimica tanto da insistere su percezioni e intuizioni che si hanno quando si ha la preparazione giusta.
Certo la formula va strutturata nel modo giusto, vanno rispettati dei parametri, la concentrazione delle sostanze attive deve essere equilibrata specie l'uso di elettroliti, ma una volta che si capisce il meccanismo, una volta che le sostanze attive giuste e ben strutturate vengono studiate e scelte con cognizione di causa, il risultato è sorprendente, queste emulsioni durano quanto le altre, e ho anche notato che la stabilità  della crema migliora nei giorni successivi.
Approfondirei questo argomento

Chi non è particolarmente talebano e non ha problemi ad utilizzare anche ingredienti sintetici, proverà un sistema emulsionante fantastico, consideriamo anche che, a parte una bassissima percentuale sintetica presente, tutto il resto della formule potrà contenere ingredienti naturali

Carbopol

Ci sono varie tipologie di Carbomer, nella famiglia di polimeri più noti troviamo i Carbopol, farò riferimento in particolare al Carbopol Ultrez 21 e Ultrez 30 (INCI: Acrylates/C10-30 alkyl acrylate crosspolymer), questi tipi di Carbomer presentano dei vantaggi, oltre ad essere efficaci addensanti-stabilizzanti hanno una maggiore resistenza agli elettroliti che è un aspetto molto importante in quanto nei nostri cosmetici vengono spesso utilizzati anche come idratanti

Questi polimeri hanno una efficace capacità addensante anche in un range di pH intorno al 5 come ho detto sono molto più resistenti agli elettroliti e ad alcuni acidi, dipende sempre dalla loro concentrazione, hanno un'elevata trasparenza, per la formazione del gel devono essere sempre neutralizzati da una soluzione basica come la soluzione di soda (NaOH) trascorsi dai 10 ai 30 minuti avviene l' idratazione, il gel si espande e diventa trasparente e liscio.

Come si usano
Sono in polvere bianca, si disperdono a pioggia sull'acqua della formulazione, una breve mescolatina e si aspetta che avviene l'idratazione nei tempi necessari, a quel punto si possono aggiungere due gocce di soluzione di soda per far in modo che il pH raggiunga almeno 4,5 e vedremo la formazione del gel, bello sodo e trasparente, questo ultimo passaggio può anche essere eseguito dopo l'emulsione, dipende da come vi trovate meglio, io preferisco farlo prima, mi trovo il gel pronto e ne vedo la consistenza.

Tanto per farvi un esempio ecco una crema emulsionata con carbomer:

Crema viso tendenza acneica

(METODO ONE-POT)
A
acqua di rose a 100
glicerina 1
carbomer 340 0,6
allantoina 0,3
sol soda q.b

B
olio di riso 1
olio di jojoba 1
Ethylhexyl Stearate 1
Dycaprylyl Ether 0,5
olio di elicriso 0,5
oleolito di calendula 0,5
burro di mango 0,5
burro karitè 0,5
tocoferolo 1
tocoferile acetato 0,5
gamma orizanolo 0,5
C
liposomi mitocondriale 3*
liposomi antiacne 3 **
Bisabololo 0,5
sodium PCA 2
conservante 0,6
pH 5,5
fragranza
potete trovarla anche QUI


E' meglio evitare di usare cere che prevedono inevitabilmente il bagno maria, mentre la bellezza di questo tipo di emulsione è proprio il suo risultato ottenuto con un procedimento a freddo, al contrario perderebbe il suo scopo...
La percentuale d'uso del carbomer dipende da quello che vogliamo aggiungere in formula se c'è una concentrazione di grassi ed elettroliti meglio alzarlo almeno allo 0,6/0,8% , un altro modo può essere quello di aggiungere uno zic di xantana tipo 0,1/0,2 che supporti il carbomer (quindi anche abbassarlo) perchè sostenga meglio una concentrazione maggiore di sali (pantenolo, sodio ialuronato, Sodium PCA, ecc) l'alternativa è usare i liposomi che sono attivi strutturati in modo da conservare e veicolare il loro contenuto più lentamente, sono incapsulati quindi non creano nemmeno incompatibilità di sorta. L'importante non frullarli mai e aggiungerli a crema finita.
Procedimento pratico

Preparate il gel di carbomer come ho descritto sopra (ho usato il carbomer 340 ma vi assicuro che potete usare anche gli altri tipi).
Il burro di karitè l'ho fatto sciogliere appena in un bagno maria già caldo, con a fianco un pò di acqua con dentro l'allantoina, mescolato e unito il tutto al resto degli ingredienti, quindi ho emulsionato, volendo si può usare anche solo una spatola senza nemmeno sporcare il minipimer ma è una questione di abitudine, si possono usare entrambi i metodi... alla fine dell'emulsione si aggiungono i liposomi e si mescola delicatamente, misurate di nuovo il pH se c'è bisogno alzatelo e portatelo a 5,5
Come vedete ho usato dei liposomi ed ho tenuto il Sodium PCA al 2% tanto di attivi ce ne sono a sufficienza, se non si hanno i liposomi si può aggiungere del gel d'aloe al 3% e si può sostituire al sodium pca del pantenolo all'1%, si può usare anche solo acqua al posto dell'acqua di rose, per gli altri ingredienti secondo i grassi che avete, essendo una crema viso mi sono mantenuta intorno al 7%, se aumentate i grassi non fate a meno degli esteri che danno una maggiore setodità alla crema, essendo un'emulsione a freddo potete anche usare ingredienti termolabili.